CAPITOLO II - Alex Anthony Reimod (da leggere dopo Natale 1972; Romanzo in fase di costruzione :)
Cliventon era una città abbastanza tranquilla.
Non era molto grande visto che contava non più di duecentocinquantamila abitanti.
Era dotata anche di un ottimo clima, l’inverno era mite e piacevole e l’estate era calda ma ventilata.
Era la gente che non andava.
Ognuno pensava per sé e nessuno per gli altri; tutti facevano finta di essere amici per avere l’opportunità di ricavarne un profitto, e se qualcuno più buono degli altri non riusciva a capire questo sottile e acuto meccanismo finiva con l’essere sommerso, affondato e deriso, molte volte anche lasciato solo.
Nessuno aveva voglia di lavorare più del dovuto, a nessuno piaceva prendere l’iniziativa; la gente preferiva andare per la propria strada pregando Iddio continuamente di non imbattersi in quella di qualcun altro.
La notte diventava terreno fertile per mafiosi e spacciatori, un grande Business controllato dispoticamente dalla banda di Mc Ruy che da quasi quarant’anni traeva profitto da quella merda.
Mc Ruy aveva in pugno politici, avvocati, poliziotti e un cospicuo numero di killer professionisti sarebbero stati ben lieti di uccidere qualcuno al primo schiocco di dita.
Tutto questo Alex lo aveva capito.
Era entrato in polizia non ancora ventenne e aveva voglia di mettere al fresco quella massa di teppisti drogati che danneggiavano da anni Cliventon.
Era abile ed intelligente, sapeva fare benissimo il suo mestiere, infatti fù presto promosso al grado di sergente, fino a quando alla tenera età di trentanni fù nominato capo del dipartimento della sezione omicidi di Cliventon, lavoro che ancora oggi svolge con diligenza all’età di trentotto anni in un ambiente che certo non gli è favorevole.
Portava i capelli lunghi, cosa che gli provocò non poche antipatie nel dipartimento; aveva sempre avuto un personalità estroversa e con gli anni era riuscito a farsi tante amicizie nei piani alti della città.
Lavorava tanto e si dannava se non riusciva a risolvere un caso, come quella volta in cui un folle essere dimenticato da Dio ebbe la felice idea di violentare la figlia del Notaio Marchets, e di ucciderla a coltellate dopo avergli strappato gli occhi dalle orbite con le sue mani. L’assassino scappò e da allora nessuno riuscì mai a risolvere il caso o ad aver notizie di lui. Alex non se lo perdonò mai.
Da allora cercò di vincere la depressione con la droga, anfetamine che si procurava giù al porto da un colombiano che in cambio pretendeva che si chiudesse un occhio sul suo riluttante giro di prostitute nigeriane.
In servizio non ne faceva mai uso, anche perché il suo innato senso del dovere gli impediva di essere strafatto mentre lavorava.
Fù da allora in poi che tutte le maledette sere, Alex ,stremato dal lavoro, fiacco e con la barba oscenamente malcurata, faceva ritorno nel sua piccola ma elegante villa a nord di Cliventon, si stendeva sull’enorme letto ad acqua, accendeva la televisione, e perso tra i ricordi di quel tragico omicidio, ingoiava due o tre pasticche che lo avrebbero tirato un po’ su.
Una sera però successe qualcosa.....
Era rientrato da qualche ora a casa e non aveva ancora preso la sua droga, quando il telefono squillò.
Era Tony, il suo assistente.
“ Alex è successa una cosa terribile!” disse con voce tremante l’aiutante “ cazzo non ne ho mai vista una cosi…cazzo Alex vieni presto!”
“ Tony calmati, cosa è successo?” replicò allarmato “ dimmi cosa cazzo è successo!”
“ Devi venire qua!” disse rabbiosamente Tony.
Alex riattaccò, si rivestì in fretta e si precipitò al Dipartimento.
Dino Caruso