sabato, 14 aprile 2007

cucina

 

                       Maledetta cucina!

 

                                       A volte sei accogliente,

                                      altre volte un pò sporca,

                                certamente non per colpa tua.

                                    Dai sollievo agli intestini,

                                     aiuti le menti a lavorare,

                                              ma aimè,

                                   traditrice come sempre,

                                approfittatrice senza scrupoli,

                      pretendi di essere liberata dai piatti sporchi.

                                         Maledetta cucina,

                              maledetta e indispensabile...

                                           

 

postato da: S4uRu580 alle ore 19:25 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 14 aprile 2007

“Frivolezze di primavera….”

 

Ieri sono stato ad una festa!

Era  una laurea di un amico, persona che conosco da una vita, a cui una volta ero un pò più legato….; poi gli eventi ti cambiano, ognuno deve andare e vuole andare per la sua strada e purtroppo perdi di vista qualcosa!  perché in un cammino così veloce e tortuoso non ti puoi portare tutto addosso!

Credo di essermi ubriacato e mi viene da ridere, perché una volta lo facevo sempre..Si mi ricordo che con Alessio ci ficcavamo il dito in gola tutti i martedì. E poi ho visto lei…madonna mia lei! Vestita di bianco, giacchettina e gonna! Camicetta nera! Ci parlavo da giorni su Msn, ma pensavo che fosse stato più facile parlargli di presenza,! Col cazzo! Io ero troppo ubriaco, lei troppo timida! Sono appena riuscito a fare due battute scontate, lei non né parliamo! Va bo anche l’alcool , le canne, tre canne per l’esattezza! No due, una mi è caduta nel tombino!

Cmq fatto sta che ci ho chattato di nuovo! Eh si…mercoledì la vedrò per un aperitivo! Sinceramente non so  come farò! non lo so perchè l’aperitivo si fa alle sette e mezza e io esco alle nove dallo studio..mah vederemo..le proporrò domani di uscire a cena!

E ora che faccio? Chiamo Nino! Ma quello dorme secco! Bah lo sveglio, che cazzo mi interessa!

Squilla il telefono! Nessuna risposta! No secco, secchissimo!

Va bò credo allora che la girerò..magari mi addormento pure io. MA no! Sto ascoltando the Wall dei Pink Floid! Me la faccio va! E poi richiamo Nino! Si cosi faccio: deciso! Aspetta…ma lei? Devi decidere dove portarla! Mmm….dopo il miccio  và!!

 

Dino Caruso

postato da: S4uRu580 alle ore 18:14 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, 11 giugno 2006

La gatta non mugola…

ormai si è fatto tardi,

la vita si è spenta con l’estate,

il sonno tarda ad arrivare,

la gatta non mugola…

nessuno ha cura di me,

il passato si è dissolto,

il presente ci ignora,

il futuro si nasconde,

la gatta non mugola…

non ci resta che scioglierlo,

lentamente coccolarlo,

avvolgendolo dolcemente fra larghe lenzuola.

La gatta non mugola…

 

                                    Dino Caruso

postato da: S4uRu580 alle ore 13:03 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, 11 giugno 2006

Adesso basta….

 

 

La politica e l’economia europea  non stanno vivendo dei bei periodi  e soprattutto perché da tempo a questa parte vivono di una complementarietà fastidiosa.

Di fronte a tutti è ormai chiara la difficile integrazione dei paesi stati membro dell’unione Europea non solo in termine di convivenza quanto di linee e obiettivi condivisi. Si emanano migliaia di leggi, centinaia di provvedimenti, si spendono milioni di euro per tenere in piedi una burocrazia centrale che ai molti inizia ad infastidire. Dal punto di vista economico l’Unione Europea ha cambiato facce + volte; dapprima garante dei diritti e motore propulsivo delle riforme importanti adesso locomotiva a vapore in un’economia che viaggia perennemente in corsia di sorpasso.

Quegli Stati che tanto avevano ostentato il disegno di un’ Europa forte e unita sono stati i primi a porre dei paletti al grande progetto della Costituzione Europea e hanno mostrato fieramente di essere ancora troppo nazionalisti.

Agli occhi della comunità internazionale che vede gli Stati Uniti cavalcare una possibile onda di rilancio e l’avventarsi  sullo scenario di potenze di nuova generazione come Cina e India pronte a farsi valere nelle controparti,l’Italia appare una imbarcazione in balia delle onde

 I mercati finanziari vivono di un sali scendi continuo, di titoli in eccesso di rialzo e il giorno successivo sospesi per ribasso, società che approdano nello sconfinato mercato del capitale di rischio e altre che dopo brevi esperienze lasciano.

Giorno dopo giorno vengano a galla scandali finanziari, sportivi e la nostra immagine si affievolisce. L’Italia degli spaghetti, del calcio si indebolisce anche di fronte ad una confusione politica che destabilizza il bel  paese. Una ventata d’aria nuova sta investendo l’ITALIA che dovrà essere rigirata come un calzino, che dovrà dotarsi di codici di condotta in ogni materia, che dovrà svecchiarsi, che dovrà trovare figure nuove con principi sani e di intenti leali, che dovrà costruire un paese nuovo in grado di reggere alle ondate della globalità

Nonostante questo preambolo di pessimismo cosmico c’è da essere felici per aver intrapreso a duro prezzo un nuovo risorgimento italiano che vedrà in breve lo smantellamento di vecchi poteri forti, un periodo di naturale sbandamento e molto probabilmente l’imboccarsi della strada giusta: un’eticità diffusa che avvolga sotto lo stesso mantello economia, politica, magistratura e, come ultimo, il nostro sport nazionale.

Trai banchi di università ci viene detto che la lealtà, l’impegno, l’audacia

Sono gli unici strumenti per raggiungere la realizzazione di se stessi, ma basta entrare nel mondo del lavoro per capire che le logiche del lavoro sono perverse e ben lontane dalle tiepide parole ascoltate dal docente in mezzo ad un’aula superaffollata. Ci si rende conto che l’unica logica trainante è il profitto, la carriera a discapito del collega “meno furbo” o meno “sponsorizzato”, che il mobbing esiste, che l’orologio è meglio appenderlo al muro, che la crescita professionale non segue logiche meritocratiche, che il consiglio “chi fa per se’ fa per tre” è vero, che dire le cose è giusto ma non dirle tutte è meglio.”

Bisogna inculcare ai giovani di oggi e alla classe dirigente meno invecchiata la consapevolezza che il cambiamento è già in atto e che è possibile. La globalità dell’economia, dell’informazione, l’abbondanza di capitali interni e non, la multi-razzialità, l’avvento di nuove realtà come Cina ed India nel panoramica internazionale della competizione, sono solo alcuni dei punti che devono renderci coscienti delle enormi potenzialità che la realtà ci offre. Queste, che a prima a analisi, possono sembrare difficoltà, in realtà sono il terreno di gioco in cui competere allegramente.

 

 

 

postato da: S4uRu580 alle ore 13:00 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 13 maggio 2006
Ci sono riuscito, forse non proprio…bè cmq adesso è meglio di prima! Prima la pagina si vedeva a metà, adesso si vede a tutto schermo. Però prima era meglio, la pagina era più grande..si vedeva meglio! Maledetto word, ha troppe funzioni e io sono troppo sconvolto per non combinare danni. Ma perché cazzo mi sono seduto al computer? Bò, forse una sega, si forse sì, ci sono anche i filmini nuovi di Milurd! Però sono incompleti, durano poco, neanche un orgasmo decente in grado di stimolare il mio pisello…no, non mi sono seduto per farmi una sega!Allora perché?
La verità è che mi sono fumato un erba micidiale…buona!L’abbiamo trovata a culo dai villani di Gravitelli, era una vita che non si vedeva un erba cosi…forse un pò ammoniacata ma cmq buona…sconvolge!!! Infatti sono sconvoltissimo e l’unica cosa che mi ricordo è che mi sono seduto al computer dopo essermi intrippato per un ora a guardare i quadretti alla parete…un ora a cercare di guardare un quadro per poi perdermi in mille ragionamenti strani, e ora non mi ricordo un cazzo! Buona questa Marlboro morbida! Peccato me ne è rimasta una sola, domani le compro và! Tanto è sabato, più soldi si possono spendere, chi se ne frega di quella merda di Golden Virginia! Due ore per fare una sigaretta, poi quando sono fuso, come lo sono ora, mi vengono tutte lente, non tirano..una merda!! Aspetta un attimo!!! Non ti intrippare con questi pensieri..ritorna all’obbiettivo principale..concentrati! Cerca di focalizzare la domanda…ricorda…ah si!!! Sono davanti al computer e sto cercando di capire perché. Mi rifaccio la domanda : Dino perché sei al computer? Bò, mi faccio un’altra tromba e mi corico!
postato da: S4uRu580 alle ore 14:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 25 febbraio 2006

Vorrei tanto tornare un paio di gioni in sicilia...ma cazzo nn posso devo lavorare! ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!:(((((((((((((((

Dino [ sono triste! :.....( ]

postato da: S4uRu580 alle ore 14:56 | Permalink | commenti (1)
categoria:
mercoledì, 22 febbraio 2006

CAPITOLO II - Alex Anthony Reimod (da leggere dopo Natale 1972; Romanzo in fase di costruzione :)

 

 

Cliventon era una città abbastanza tranquilla.

Non era molto grande visto che contava non più di duecentocinquantamila abitanti.

Era dotata anche di un ottimo clima, l’inverno era mite e piacevole e l’estate era calda ma ventilata.

Era la gente che non andava.

Ognuno pensava per sé e nessuno per gli altri; tutti facevano finta di essere amici per avere l’opportunità di ricavarne un profitto, e se qualcuno più buono degli altri non riusciva a capire questo sottile e acuto meccanismo finiva con l’essere sommerso, affondato e deriso, molte volte anche lasciato solo.

Nessuno aveva voglia di lavorare più del dovuto, a nessuno piaceva prendere l’iniziativa; la gente preferiva andare per la propria strada pregando Iddio  continuamente di non imbattersi in quella di qualcun altro.

La notte diventava terreno fertile per mafiosi e spacciatori, un grande Business controllato dispoticamente dalla banda di Mc Ruy che da quasi quarant’anni  traeva profitto da quella merda.

Mc Ruy aveva in pugno politici, avvocati, poliziotti e un cospicuo numero di killer professionisti sarebbero stati ben lieti di uccidere qualcuno al  primo schiocco di  dita.

Tutto questo Alex lo aveva capito.

Era entrato in polizia non ancora ventenne e aveva voglia di mettere al fresco quella massa di teppisti drogati che danneggiavano da anni Cliventon.

Era abile ed intelligente, sapeva fare benissimo il suo mestiere, infatti fù presto promosso  al grado di sergente, fino a quando alla tenera età di trentanni fù nominato capo del dipartimento della sezione omicidi di Cliventon, lavoro che ancora oggi svolge con diligenza all’età di trentotto anni in un ambiente che certo non gli è favorevole.

Portava i capelli lunghi, cosa che gli provocò non poche antipatie nel dipartimento; aveva sempre avuto un personalità estroversa e con gli anni era riuscito a farsi tante amicizie nei piani alti della città.

Lavorava tanto e si dannava se non riusciva a risolvere un caso, come quella volta in cui un folle essere dimenticato da Dio ebbe la felice idea di violentare la figlia del Notaio Marchets, e di ucciderla a coltellate dopo avergli strappato gli occhi dalle orbite con le sue mani. L’assassino scappò e da allora nessuno riuscì mai a risolvere il caso o ad aver notizie di lui. Alex non se lo perdonò mai. 

Da allora cercò di vincere la depressione con la droga,  anfetamine che si procurava giù al porto da un colombiano che in cambio pretendeva  che si chiudesse un occhio sul suo riluttante giro di prostitute nigeriane.

In servizio non ne faceva mai uso, anche perché il suo innato senso del dovere gli impediva di essere strafatto mentre lavorava.

Fù da allora in poi che tutte le maledette sere, Alex  ,stremato dal lavoro, fiacco e con la barba oscenamente malcurata, faceva ritorno  nel sua piccola ma elegante villa a nord di Cliventon, si stendeva sull’enorme letto ad acqua, accendeva la televisione, e perso tra i ricordi di quel tragico omicidio, ingoiava due o tre pasticche che lo avrebbero tirato un po’ su.

Una sera però successe qualcosa..... 

Era  rientrato da qualche ora a casa e non aveva ancora preso la sua droga, quando il telefono squillò.

Era Tony, il suo assistente.

“ Alex è successa una cosa terribile!” disse con voce tremante l’aiutante “ cazzo non ne ho mai vista una cosi…cazzo Alex vieni presto!”

“ Tony calmati, cosa è successo?” replicò allarmato “ dimmi cosa cazzo è successo!”

“ Devi venire qua!” disse rabbiosamente Tony.

Alex riattaccò, si rivestì in fretta e si precipitò al Dipartimento.

Dino Caruso

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: S4uRu580 alle ore 20:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, 16 febbraio 2006

Ti alzi la mattina e sei stanco,

 

 

ti corichi la sera e sei stremato,

 

 

a mezzogiorno cucini una cosa veloce,

 

 

la sera ti abbuffi.

 

 

A volte esci, altre volte guardi la tv.

 

 

Di sabato vai a fare shopping,

 

 

di domenica fai l'aperitivo,

 

 

lunedi bestemmi perche ti devi alzare alle sette

 

 

ma gia giovedi sei contento perche sei soddisfatto del tuo lavoro.

 

 

Poi ti ritrovi da solo, ascolti un po di musica,

 

 

pensi al tuo futuro, sogni..insomma vivi!

 

 

Ma benedetto Iddio! NON SARA' MICA IL CASO DI FARTI UNA SCOPATA!!!!!!!!!!!!!!

 

 

Dedicato alla vita....:)

 

 

Dino Caruso

 

 

postato da: S4uRu580 alle ore 19:47 | Permalink | commenti (3)
categoria:
sabato, 11 febbraio 2006

Droga....Caro Presidente Ciampi,
mi rivolgo rispettosamente a Lei nella speranza di meritare un poco della Sua attenzione, nonostante le modalità irrituali del mio appello.
Sono un semplice cittadino, seriamente preoccupato per le possibili conseguenze sociali del decreto legge Giovanardi recentemente approvato e relativo alle droghe.
Tale decreto è, a mio avviso, una palese violazione del referendum popolare del 1993, che aveva sancito la non punibilità dei consumatori.
Esso prevede inoltre l’ equiparazione tra droghe leggere e droghe pesanti, nonostante tale omologazione sia assolutamente ingiustificabile dal punto di vista medico- scientifico.
In una parola, tra qualche settimana tutti i consumatori di cannabis in Italia verranno considerati spacciatori e rischieranno pene minime da 1 a 6 anni nel caso vengano colti in flagrante con un quantitativo di hashish superiore a quello che dovrà essere fissato dal Ministero della Sanità (quantitativo che si preannuncia assolutamente minimo) Per cogliere l’implicazione sociale di un tale provvedimento, Le basti pensare solo che l’anno scorso circa 80.000 persone sono state segnalate alla Prefettura per possesso di cannabis. Molte di queste persone, con questa nuova legge, sarebbero destinate a riempire carceri già drammaticamente sovraffollate o, in alternativa, ad essere assegnate quali “tossicodipendenti” a comunità di recupero private.
Sorvoliamo su tutti gli altri effetti dannosi su ogni politica di riduzione del danno, e veniamo al dunque: sono consapevole che in questo momento, Lei è l’unica persona in Italia che può impedire quello che mi sembra un possibile. scempio.
Perciò Le rivolgo un sentito appello, in qualità di Presidente ma anche di cittadino, e Le chiedo di non firmare il decreto in oggetto. Penso che la questione della droga meriti di essere trattata, in un prossimo futuro, con maggior serenità e senza l’assillo di obblighi elettorali che rischiano di rovinare inutilmente la vita a decine di migliaia di persone in questo paese.
Mi permetto inoltre e in conclusione di sottolineare l'importanza di un esame dettagliato e rigoroso della legge licenziata dal Parlamento, se è vero che - come si può dedurre dagli atti del Senato e della Camera - autorevoli esperti di grande competenza giuridica hanno messo in luce numerosi punti di gravissima e manifesta incostituzionalità. Grazie per quanto vorrà o potrà fare.
I miei migliori saluti
( ARTICOLO COPIATO E INCOLLATO DAL SITO WWW.MARIJUANA.IT ) RAGIONATECI SU!!! DINO CARUSO

postato da: S4uRu580 alle ore 19:07 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, 05 febbraio 2006

CAPITOLO I - NATALE 1972

 

 

 

La cittadina era piena di neve; i bambini giocavano a fare i pupazzi e si rincorrevano fra di loro sporcandosi i vestitini di lana e cotone che male li riparavano dal freddo. Quel giorno “La Palazzina” era in festa. Tutti erano allegri, e non pensavano alla miseria in cui erano costretti a vivere per tutto l’anno. Il signor Max Cheler era andato a comprare il tacchino, la sua signora Maria Cheler stava ultimando i preparativi prima del cenone. Quell’anno Max era riuscito a racimolare più soldi dell’anno precedente, aveva da poco fatto l’affare ( diceva lui ); di solito vendeva l’eroina  ai ragazzetti delle scuole superiori di Cliventon guadagnando dalle cento alle duecento euro alla settimana, troppo pochi per un uomo che aveva moglie e quattro figli. Ogni Natale cercava però di guadagnare qualche extra in modo da potersi permettere almeno un cenone decente che facesse dimenticare i milioni di problemi affrontati durante il resto dell’anno. Alcuni Natali però veniva arrestato, e a Maria toccava andare a sbattere un po’ il suo corpo per portare in tavola un piatto di minestra calda ai figli. Quell’anno però Max era riuscito a fare  il colpo grosso; aveva rubato agli uomini di  Silver Mc Ruy, un noto pezzo grosso della zona, un carico di crack che gli fruttò quasi mille dollari. Aveva in mano tutti quei soldi e l’aveva fatta franca, sarebbe stato un Natale diverso! Max rientrò verso le otto con il più grande tacchino mai comprato in cinquantasei anni di misera vita. “ Maria, prepara il forno, oggi mangeremo fino a scoppiare!”.“ Diavolo Max, dove hai preso quell’affare cosi grosso, hai vinto alla lotteria?” “ No Zuccherino, ho solo fatto qualche straordinario,  e dopo cena metterai i ragazzini a letto e gli straordinari li farò anche con te” disse sorridendo. Maria accenno anch’essa un sorriso, bevve un sorso della sua birra e si passò una mano davanti alla bocca. Max si tolse il pesante cappotto grigio, si sedette al tavolo della cucina e  si sfregò le mani per scaldarsele. “ Chiama i ragazzi, si è fatto tardi e non mi piace che giochino nella strada” Maria obbedì agli ordini del marito, uscì dalla porta del retro e chiamo le sue quattro creature. “ Jimmy, Oliver, Susanne, Mikey, venite in casa vi vuole vostro padre! Dannazione muovetevi, non resterò qui a congelare per voi! I quattro arrivarono in fretta ed entrarono nella cucina. Erano bagnati fradici e sporchi di fango ma non avendo abbastanza acqua in casa dovettero accontentarsi di lavare solo le mani. “ Papà quando mangiamo” disse Jimmy che dei quattro era il più piccolo. “ Chiedilo a tua madre, comanda lei i giochi in cucina! “ esclamò Max  stirandosi i lunghi baffi. “ Sto morendo dalla fame, Mamma dai mangiamo!” disse Oliver passandosi le mani tra i suoi biondissimi riccioli. Alla protesta dei due fratelli si unirono anche gli altri due. “ Si mamma, Oliver e Jimmy hanno ragione, si è fatta una certa ora e noi abbiamo molta fame” continuò Susanne che tra tutti era quella più razionale. “ Oh che diamine, datemi il tempo di cucinare questo tacchino, non sono mica abituata a vedere tutta questa carne in una volta sola, posso mica servirlo crudo!”   disse ironicamente Maria. Ci fù una risata generale,  e nessuno si lamentò più.Ad un tratto Jimmy balzo dalla sedia e gridò. “ Il mio draghetto!”  disse “ ho dimenticato il mio draghetto nella strada” “ Va bene vallo a prendere, però sbrigati! Dannato pupazzo!” disse Max lasciando trasparire una punta di fastidio. Jimmy usci correndo. Era affezionato a quel pupazzetto che la nonna Eden gli  aveva regalato prima di morire, forse perché era l’unico giocattolo che aveva mai avuto in vita sua fino ad allora. Il draghetto viola era li, quasi tutto coperto dalla neve, Jimmy lo prese e lo pulì con le manine gelide e bianche. “ Scusami piccolo, non ti lascerò mai più solo al freddo”. Ad un tratto un suono spaventoso invase selvaggiamente le delicate orecchie di Jimmy! . LA casa esplose! Si sentì un boato, alcune grida, poi il silenzio. Quella che fino ad un minuto prima era una povera ma felice casetta era andata in frantumi. Jimmy riuscì appena a chiudere gli occhi e quando li riapri c’erano solo le fiamme e alcuni brandelli dei suo fratelli sparsi per tutta la strada. Il ragazzo non si rese conto dell’accaduto, strinse forte il suo pupazzo e gridò              “ Mamma!” ; corse verso quello che era rimasto della casa e vide la testa del padre ,staccata dal corpo, che rotolava dritta sui suoi piedi. Jimmy si portò le mani agli occhi lasciando cadere il pupazzetto viola, sollevò lo sguardo verso il cielo e cadde a terra svenuto. 

DINO CARUSO

 

 

 

 

postato da: S4uRu580 alle ore 14:56 | Permalink | commenti
categoria: